venerdì 21 settembre 2012

Eruzioni solari: cosa le provoca?

Cosa provoca le gigantesche espulsioni di massa coronale (CME) sulla superficie del sole? La Nasa, in vista del picco dell'attività solare che si verificherà nel 2013, vuole saperne di più su questi fenomeni, che in alcuni casi potrebbero anche essere pericolosi per la vita sulla Terra.
Le CME possono infatti raggiungere la Terra fino a distruggere, nella migliore delle ipotesi, le tecnologie umane nello spazio. Per comprendere meglio le forze che vi stanno dietro, un team di ricercatori ha utilizzato i dati della Nasa per studiare gli istanti che precedono le espulsioni di massa coronale nella cavità coronale.
Ma cosa avviene durante le espulsioni? Colonne giganti di materiale solare fatte di gas caldissimi “gettano fuori” gli elettroni dagli atomi, trasformando i gas in una forma di materia nota come plasma magnetizzato. Quest'ultimo salta fuori vorticosamente dalla superficie del sole. A volte queste protuberanze di materiale solare, vengono gettate via verso lo spazio, altre volte ricadono sotto il loro stesso peso. Si tratta di miliardi di tonnellate di nubi di materiale che finiscono nell'atmosfera del sole e spesso anche al di fuori, fino ad interferire con i satelliti terrestri e le comunicazioni radio.
Le protuberanze sono talvolta anche la struttura interna di una formazione più grande, che appare come il filamento interno di una grande lampadina. Tali strutture sono il frutto dei campi magnetici e delle elevatissime temperature (si parla di milioni di gradi) che il plasma crea nell'atmosfera solare, nella corona.
"Non sappiamo realmente come si comportano questi CME", ha detto Terry Kucera, scienziato del Nasa Goddard Space Flight Center di Greenbelt, nel Maryland. "Per questo vogliamo capire la loro struttura prima ancora che esplodano, perché allora potremmo avere un indizio più preciso del perché avvengano le eruzioni e forse ottenere anche qualche preavviso su quando e come tali masse saranno gettate fuori dal sole".
Studiando la cavità ed in particolare la forma, la densità e la temperatura, gli scienziati della Nasa sperano di comprendere più a fondo la meteorologia spaziale. “A volte queste cavità possono essere stabile per giorni e settimane, ma poi improvvisamente scoppiano in una CME. Vogliamo capire come ciò avvenga” dicono dalla Nasa. 
 

giovedì 20 settembre 2012

Teletrasporto: nuovo record stabilito dall'Agenzia spaziale europea

Può un corpo teletrasportarsi da una parte all'altra del pianeta? Quella che per certi aspetti sembra una trovata fantascientifica ha in realtà delle basi più che razionali. Il team di ricerca internazionale della stazione ottica terrestre dell'Esa nelle isole Canarie ha stabilito un nuovo record mondiale di distanza nel cosiddetto 'teletrasporto quantistico' riproducendo le caratteristiche di una particella di luce a 143 km di distanza.
Lo studio, finanziato dall'Agenzia spaziale europea, ha permesso ai ricercatori provenienti da Austria, Canada, Germania e Norvegia di trasferire le proprietà fisiche di una particella di luce - un fotone – ad un suo partner attraverso il teletrasporto quantistico, colmando così una distanza di 143 km tra il Jacobus Kapteyn Telescope di La Palma e la Stazione ottica dell'Esa di Tenerife.
Si tratta del cosiddetto entanglement, un fenomeno fisico già ampiamente documentato, che potrebbe essere la chiave dei dispositivi del futuro, da una nuova generazione di computer quantistici ultra-potenti a sistemi di comunicazione immuni alle intercettazioni.
"Questo risultato apre nuove strade per le comunicazioni quantistiche a lunga distanza", ha spiegato Eric Wille, supervisore del progetto per l'Esa. Tuttavia, quello quantistico non è un vero e proprio teletrasporto, dal momento che la 'creazione della copia' in senso stretto nell'atto del transfert distrugge la particella originale (le sue caratteristiche passano alla sua controparte).
"Il prossimo passo sarà quello di effettuare il teletrasporto quantistico di un satellite in orbita per dimostrare la comunicazione quantistica su scala globale", ha commentato il dottor Rupert Ursin dell'Accademia Austriaca delle Scienze.
Non solo sulla Terra...